lunedì 24 luglio 2017

INTEGRAZIONE E CIVILTA'


Risultati immagini per apartheid italiano
Il tema dell'immigrazione diventerà sicuramente il perno attorno cui girerà tutta la prossima campagna elettorale e renderà facile ai politicanti di turno tergiversare su tutto il resto facendo poi politiche economiche e sociali estremamente dannose per il popolo una volta eletti.
L'articolo di Left(immigrazione-un-apartheid-silenzioso )s'incentra però sui diritti di milioni di persone immigrate che non sono come i nostri,già sempre più rosicchiati e scarsi soprattutto nell'ambito lavorativo,di ius soli e di una convivenza civile dove gli italiani o almeno buona parte di essi con la parola civiltà non hanno nulla cui spartire.
Perché le elezioni primaverili dopo cinque anni di governi mai eletti rischiano di essere monopolizzate solo da questo tema come già accaduto per esempio a Crema con l'elezione del sindaco,con i cattolici sempre peggio su questioni di integrazione e di carità e solidarietà e quelli del"padroni a casa nostra"che per guadagnare maggiormente usano proprio la manovalanza straniera senza diritti.

Immigrazione, un apartheid silenzioso avvelena la convivenza civile.

di Michele Prospero.
Quando, in primavera, si andrà al voto, lo scontro tra i partiti verterà principalmente sulle questioni dell’immigrazione. In vista di una ossessiva campagna che rischia di essere monotematica, tutta incardinata sulla sicurezza e sulle scorribande barbariche alle porte, i toni del confronto subiranno una accentuazione retorica ancor più incontrollata di adesso. Lo ius soli è, in questo quadro, la vittima annunciata di una esasperazione del tutto strumentale delle istanze di difesa dei confini etnico-culturali di un territorio raffigurato come impotente luogo di conquista destinato all’invasione di alieni, spesso dal colore scuro. Nel momento stesso in cui Renzi ha scandito il motto salviniano dell’aiutiamoli a casa loro, i diritti di cittadinanza delle persone che nascono, vivono, studiano e lavorano in Italia cadevano nell’oblio. L’unità politica dei cattolici è stata ripristinata sul collante di un tema etico-politico come quello della cittadinanza da negare e il postdemocristiano Renzi si riconcilia con il postdemocristiano Alfano alfiere della crociata contro gli infedeli che affluiscono in occidente. Considerare straniero chi nasce e risiede in Italia, condivide cioè le stesse passioni e conduce le stesse pratiche di vita che maturano in un territorio comune, alimenta una visione bellica della convivenza di persone che occupano lo stesso spazio. Questo apartheid silenzioso, che divide lo stesso territorio in un ambito amico riservato ai bianchi, e magari cattolici e in un universo nemico popolato da corpi di altro colore e con altri simboli di fede, in prospettiva produrrà problemi enormi nella convivenza civile. Il rifiuto della inclusione attraverso gli strumenti giuridici della cittadinanza solo in apparenza è un segno di forza. In realtà la chiusura nelle strategie della cittadinanza è una manifestazione di debolezza e inaugura una stagione di profonda regressione nel tessuto civile del Paese. Il piccolo padroncino, che sostiene la destra leghista, per i suoi interessi economici si serve dell’immigrazione, anche di quella incontrollata, perché percepisce, nella creazione anomala di un esercito industriale di riserva, lo strumento per una contrazione dei diritti del lavoro, per la riduzione dei costi, per il ricatto sui dipendenti. Dopo essersi avvalso del lavoro dei migranti come calmiere del salario e come riduttore dei diritti, il padroncino organizza la protesta politica contro gli immigrati che producono insicurezza, disagio, abbandono degli spazi pubblici. Attorno allo ius soli si gioca anche un piccolo episodio di lotta di classe. Mantenere milioni di lavoratori senza diritti di cittadinanza è infatti una maniera antica per dividere il mondo dei subalterni tramite la reclusione civile di schiere di proletari e di sottoproletari che sono condannati a rimanere afoni dinanzi alla potenza del padrone. Costruendo barriere etico-giuridiche tra corpi che lavorano e convivono negli stessi luoghi della produzione e distribuzione delle merci, il capitale racimola ulteriori effetti di padronanza. Mettendo al centro della contesa il tema rinverdito della difesa della purezza etnico-nazionale calpestata dai figli dei migranti, la politica subirà un ulteriore scivolamento culturale verso destra. E meno diritti per la persona che lavora, e che ha un altro colore, non significa certo conservare i diritti per gli italici che, con una fabbrica mediatica della falsificazione, si sentono assediati e non più padroni a casa loro.

sabato 22 luglio 2017

MEDIA CHE MODIFICANO NOTIZIE


Risultati immagini per fake news venezuela
Tornando un attimo sulla questione venezuelana abbondano notizie false sulle manifestazioni e su chi realmente è presente ai cortei cambiando impostazioni e didascalie d'immagini se non proprio tutto il "lavoro" giornalistico d'informazione.
Nell'articolo preso da Contropiano(internazionale-news )riprende ancora il referendum di settimana scorsa e che ha causato tensioni e scontri in tutto il paese(madn ma-che-referendum? )e tutte le dispersioni di verità ma anche il ritorno verso la realtà con tanto di scuse di alcune importanti testate giornalistiche straniere.
Cosa che naturalmente non accade in Italia dove sia quotidiani che emittenti televisive continuano il loro becero lavoro di disinformazione modificando a piacimento le news che arrivano da Caracas e dintorni(gruppi-terroristi )soprattutto sull'assalto alla televisione nazionale venezuelana.

El Pais si scusa per le fake news sul Venezuela, Rai e Repubblica no.

di L'Antidiplomatico
Questo articolo compare in contemporanea su Contropiano e L’Antidiplomatico.
Il giornale spagnolo ‘El País’ ha riconosciuto pubblicamente di aver mentito con una clamorosa fakenews. Il quotidiano spagnolo ha utilizzato una foto della massa di persone che si sono riversate a votare per la “prova generale” dell’Assemblea Costituente, prevista per il 30 luglio, spacciandola per “elettori” del plebiscito illegale organizzato dalle destre, nel piano sovversivo in atto (che ha già prodotto un centinaio di morti e oltre 1000 feriti).
Il ministro dell’informazione venezuelana, Ernesto Villegas, dal suo account twitter ha sottolineato che El Pais ha dato la colpa all’agenzia di stampa EFE.
Grande giornalismo. Siamo abituati. Solo sorpresi che per una volta arrivano le scuse.
Cristina González, professoressa di Comunicación Social de la Universidad Central de Venezuela (UCV), ha sottolineato in un’intervista a Navarro, come quello di El Pais non sia stato un errore ma un “atto assolutamente intenzionale”.

Secondo l’esperta queste notizie derivano dalla “cartellizzazione dell’informazione che domina i media spagnoli” e ha ricordato che “esistono tanti esempi di uso di immagini di altri paesi per mettere in scena una realtà che non è quella venezuelana. Il tutto a fini politici”. E infine, una domanda molto interessante da parte dell’esperta: “Con che faccia Mariano Rajoy continuerà a squalificare il referendum indipendentista catalano, dopo aver avallato la buffonata dell’opposizione venezuelana?”.
Questo in Spagna. In Italia, Rainews ha rilanciato la stessa foto di El Pais (foto 11 di questa slideshow). Ad oggi non solo non sono arrivate le scuse ma la foto fake è ancora pubblicata. Non solo la Rai, servizio pubblico, non ha dato notizia del voto legale di domenica in Venezuela e ha coperto solo quello illegale. Ma ha utilizzato le masse che partecipavano nelle prime come se fossero “anti-Maduro”. Una vergogna.
Il giornale che condivide e partecipa alla stessa “rete” di quotidiani de El Pais, la Repubblica, continua ogni giorno con le sue fakenews e la sua totale censura di quello che avviene realmente nel paese. Linciaggi, violenze, il fascismo quotidiano dei “manifestanti pacifici” tutto oscurato. Nel suo ultimo articolo Omero Ciai arriva a scrivere: ““Il primo effetto del referendum simbolico organizzato in Venezuela dalla Mud è stato quello di restituire una voce alla comunità internazionale”. Non commentiamo. Crediamo che i nostri lettori abbiano ormai gli anticorpi di rispondere direttamente a chi lavora al servizio di chi sta lavorando alla destituzione violenta del governo venezuelano.

venerdì 21 luglio 2017

GLI AUSTROUNGARICI


Risultati immagini per impero austro ungarico
Le dichiarazioni prima del ministro degli esteri austriaco Kurz e ora quella portata a voce dal razzista ungherese Orban a nome della sua nazione e della Polonia,Repubblica Ceca e Slovacchia sui migranti sono di una pericolosità politica estrema.
Non solo perché soprattutto gli stati del gruppo Visegrad hanno goduto di estremi benefici dal loro ingresso nell'Ue senza mai pagare dazio ma arraffando e basta senza contribuire alle questioni che riguardano tutta l'unione,ma anche perché prendono e danno ordini ad uno Stato membro e non vengono nemmeno richiamati all'ordine.
Dopo le minacce di chiusura del Brennero già rinnovate ormai da mesi(madn il-ritorno-dellimpero-austroungarico )arriva Kurz che dice che Lampedusa deve essere il collettore di tutti i migranti del Mediterraneo,ed ecco pure lo xenofobo premier ungherese(madn orban-il-nazionalpopulista )che vuole bloccati tutti i porti italiani per non far arrivare più nessuno proponendo(ordinando)di stoppare il flusso migratorio anche con la forza in Libia.
Articolo di Repubblica(news/migranti )che commenta questi ultimi fatti del rinato impero austroungarico,se vogliono la guerra sappiamo l'ultima volta com'è finita.

Migranti, dopo l'Austria ecco Orban. "Italia chiuda i porti". Gentiloni: "Non accettiamo lezioni improbabili".

Il giorno dopo la richiesta dell'austriaco Kurz ad Alfano di bloccare i migranti a Lampedusa, il premier ungherese anticipa il contenuto di una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Gentiloni dai leader del gruppo di Visegrad, comprendente anche Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. "Se i porti non verranno chiusi il problema diventerà ingestibile: tedeschi e austriaci chiuderanno presto le loro frontiere". Rapporto Oim: aumentato del 600% il numero delle migranti arrivate in Italia a rischio sfruttamento sessuale.

Budapest-La surreale richiesta del ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz ad Angelino Alfano, di bloccare i migranti a Lampedusa o comunque sulle isole italiane per evitare il loro arrivo in Europa centrale, non era evidentemente una boutade solitaria partorita dai burocrati viennesi. Piuttosto, la prima mossa di una strategia studiata su più tavoli. Quelli del famigerato gruppo di Visegrad - Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia - che, come in una rievocazione ottocentesca dell'Impero austro-ungarico, vedono in Vienna il proprio faro. Perché, 24 ore dopo Kurz, ecco il premier ungherese Viktor Orban, quello del muro, preannunciare una lettera al suo omologo italiano, Paolo Gentiloni, firmata da lui e dagli altri leader di Visegrad. Per recapitare al presidente del Consiglio una richiesta perfettamente in sintonia con la provocazione di Kurz: "L'Italia dovrebbe chiudere i suoi porti" per arginare i flussi migratori dal Mediterraneo.

Secca la replica del presidente del Consiglio: "Dai Paesi dell'Ue abbiamo diritto di pretendere solidarietà, non accettiamo lezioni, tanto meno possiamo accettare parole minacciose. Noi facciamo il nostro dovere, pretendiamo che l'Europa intera lo faccia al fianco dell'Italia invece di dare improbabili lezioni al nostro Paese".

Orban ha anticipato il contenuto della missiva in un'intervista alla radio pubblica. I quattro di Visegrad fanno una serie di proposte al governo italiano. In particolare, ribadiscono la necessità che "i veri richiedenti asilo" siano "identificati prima di entrare in Ue". "Le nostre frontiere esterne devono essere protette", affermano. Per questo i quattro leader spiegano, "l'Ue ed i suoi Stati dovrebbero mobilitare risorse finanziarie e di altro genere per creare condizioni sicure e umane in hotspot o centri di accoglienza fuori dall'Ue", e offrono un "contributo significativo".

"Il flusso immigratorio deve essere fermato in Libia" e "se non verranno chiusi i porti ai migranti - scrivono i leader del V4 - il problema diventerà ingestibile, dato che tedeschi e austriaci chiuderanno presto le loro frontiere". All'obiezione che in Libia non esiste un potere pronto a mettere in atto il piano italiano (portare sulle coste libiche la linea di confine a Sud dell'Europa fermando lì i migranti in centri supervisionati da Onu e ong) e a collaborare con l'Ue per fermare i trafficanti, Orban risponde: "Penso ad azioni militari". Il premier ungherese critica infine anche le stesse organizzazioni non governative che stanno aiutando i profughi in mare e per le quali l'Ungheria fronteggia una nuova procedura di infrazione dalla Commissione Ue per la sua legge anti-ong. "Sono finanziate ed appoggiate da George Soros", il miliardario americano di origine ungherese, secondo il premier di Budapest.

Rievocando il "muro", Orban spiega che nel 2015, all'epoca della crisi dei flussi lungo la rotta balcanica, l'Ungheria aspettò tre mesi una soluzione europea e poiché, questa non arrivava, chiuse le frontiere e modificò le leggi. "E' ciò che consiglio di fare a tutti", ha aggiunto Orban, perché l'assistenza Ue è inefficace. "Non abbiamo bisogno di una politica comune europea sui migranti, e non abbiamo bisogno di un'agenzia comune europea per i migranti, perché porteranno soltanto caos, difficoltà e sofferenza". Presto, secondo Orban e il V4, lo faranno anche Austria e Germania, che "ne hanno abbastanza". E se lo faranno "tutti i migranti che arrivano da Sud resteranno in Italia. Per questo l'Italia dovrebbe smettere di far sbarcare i migranti nei suoi porti".

E' solo il caso di ricordare che la Commissione europea ha aperto la procedura di infrazione a carico di Slovacchia, Polonia e Ungheria per essersi sottratti agli impegni assunti nel 2015 per l'accoglienza di una quota di richiedenti asilo per alleggerire il peso dell'emergenza sostenuto da Italia e Grecia. Quanto all'Austria, sebbene abbia evitato la stessa procedura, la Commissione è ben consapevole della sua influenza sul V4 e giudica le posizione non collaborativa del blocco dell'Europa centrale puramente ispirato da tornaconti elettorali interni. Esattamente quanto ha affermato lo stesso Alfano rispetto alla richiesta austriaca di bloccare i migranti a Lampedusa.

Mentre l'Italia attende che l'Europa si dimostri tale manifestandole concreta solidarietà, gli sbarchi proseguono e il fenomeno migratorio si arricchisce di nuove e drammatiche sfumature. L'organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha diffuso il suo nuovo rapporto, intitolato "La tratta di esseri umani attraverso la rotta del mediterraneo centrale". Da cui emerge che negli ultimi di tre anni il numero delle potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare in italia è aumentato del 600%. Lo studio è basato sui dati raccolti dall'agenzia Onu presso i luoghi di sbarco e nei centri di accoglienza per migranti nelle regioni del Sud dell'Italia. L'incremento, secondo Oim, è continuato anche nei primi sei mesi del 2017 e coinvolge ragazze sempre

 più giovani, spesso minorenni, che diventano oggetto di violenza e di abusi già durante il viaggio verso l'Europa. In particolare, il fenomeno riguarda circa l'80% delle ragazze arrivate dalla Nigeria, il cui numero è passato da 1.500 nel 2014 a oltre 11.000 nel 2016.

giovedì 20 luglio 2017

CAMBIANO LE PRIORITA' FRANCESI NEI TRASPORTI SU ROTAIA

Risultati immagini per no tav francia
La notizia in Italia o è stata nascosta oppure è stata strategicamente camuffata negando l'evidenza del fatto che in Francia è arrivata la conferma da Macron,fatto già noto anche negli ultimi tempi,che il progetto No Tav è stato accantonato forse in maniera definitiva.
Per vari motivi,viste le spinte ambientalistiche sempre più pressanti del nuovo esecutivo,del reale taglio di denaro investito da Bruxelles che alle difficoltà del bilancio statale:motivi che hanno indotto la ministra dei trasporti Borne a privilegiare le tratte a breve e medio raggio piuttosto che un'opera inutile e dannosa.
L'articolo preso da Contropiano(la-francia-prende-pausa )parla di quello che i media pro Tav e filo governativi italiani tacciono o come detto negano che ci sia un termine totale a questa"grande opera"dando notizie false e tendenziose.

La Francia prende una “pausa” sulla Torino-Lione. Definitiva

di  Redazione Contropiano - Massimo Zucchetti.
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha deciso di cambiare la politica dei trasporti nel suo paese, complice anche le difficoltà di bilancio, che costringono anche Parigi a stringere i cordoni della borsa. Una politica che rovescia l’ordine di priorità – in campo ferroviario – tra linee ad alta velocità e medio raggio, a vantaggio del secondo. Tra le vittime illustri di questo ripensamento-rovesciamento, la Torino-Lione.
La ministra dei trasporti francese Elisabeth Borne ha ieri spiegato a Reporterre.Net, sito francese di impronta ecologista, che Macron “ha annunciato che, dal momento che gli impegni che sono stati presi e i bisogni essenziali in termini di manutenzione e rigenerazione superano di dieci miliardi le entrate prevedibili in questa fase, siamo obbligati a fare una pausa per riflettere sul modello di mobilità e dare priorità ai progetti e in seguito andremo verso una legge di programmazione nella quale non saremo più tra promesse non finanziate: avremo anno per anno, con una visione su dieci anni e nel corso dei cinque anni del periodo quinquennale, spese e ricette equilibrate”.
Oer la Tav in Valsusa è dunque una campana a morto, ufficiale e di lungo periodo; probabilmente definitiva.
Quasi patetica la reazione dei media mainstream italiani, tutti ferocemente pro-Tav, che hanno seguito due linee: a) ignorare la notizia, b) negare che sia la parola fine sulla “grande opera”.
L’oscar del ridicolo va – per ora – a Repubblica. La notizia compare solo sull’online, non sull’edizione cartacea. E con un sottotitolo che sfida le leggi della logica: la “pausa”, secondo il quotidiano diretto da Calabresi figlio, “riguarderà il tratto francese non quello internazionale tra Saint Jean de Mauriénne e Susa”.
Domanda: dovendo fare un tunnel che va da A a B, com’è possibile che non si facciano i lavori dal lato B (Francia) ma continuino dal lato A (Valsusa)? Detto con le parole di Repubblica: esiste forse un “tratto internazionale” che non sia in territorio francese? Ci sono altre nazioni raggiungibili via tunnel dalla Valsusa senza fare il viaggio al centro della Terra?
Più seriamente, riportiamo qui anche il post inviatoci da Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di Torino, tra gli scienziati da sempre contrari alla Tav Torino-Lione, tra gli autori del volume Travolti dall’alta voracità (Odradek, 2006), che festeggia a suo modo la decisione ufficiale francese.
*****
Giunge inattesa sul capo che ha tanto sofferto dei poveri Foietti e Virani, è di tutti i loro valvassini, la notizia che la Francia “si prende una pausa” sul TAV Torino-Lione.
Ma noi non spargeremo la mirra. Ricopiamo un nostro pezzo di tre anni fa. Scrivevamo nel 2014:
Sovrapporre la lotta NOTAV alla lotta di liberazione del 43-45 – anche se è una forzatura, lo riconosco – mi ha però sempre molto facilitato le cose. I comportamenti dei governanti e dei boiardi, da una parte, e quelli dei resistenti, dall’altra, erano facilmente riconducibili a momenti della lotta di liberazione.
Adesso mi pare siamo alla vigilia dell’insurrezione generale. Truppe alleate (in questo caso l’europa dei banchieri) stringono i cordoni della borsa e assediano il castello di carte del TAV, piccola repubblica delle coop “rosse” basata sulla menzogna, sullo spreco e sulle prevaricazioni politiche. Così come l’insurrezione di popolo del 25 aprile 1945 si scatenò quando gli alleati riuscirono a sfondare la linea gotica, credo che ora sia il momento – per i NOTAV vecchi e recenti (su quelli novissimi, dirò fra poco) – di insorgere pacificamente, con le parole, gli scritti, le voci, le presenze fisiche. Abbiamo già tutto pronto da anni. Ora attendiamo ALDO DICE 26 x 1.
Ora, sappiamo tutti il dramma che stanno vivendo in queste settimane i sostenitori del TAV Torino–Lione. Il tono delle loro dichiarazioni e le espressioni delle loro facce valgono più di ogni dato o fatto. L’avevamo detto in tutte le salse, da almeno dieci anni: se dite “ce lo chiede l’europa” per tacitare ogni opposizione, prima o poi – essendo un’europa delle banche – l’europa lo chiederà a voi, signori del TAV: vi chiederà “ce li avete, i soldi?”. Per quanta finanza creativa possiate fare (attiro la vostra attenzione, tra l’altro, sui guai giudiziari dell’inventore del termine, il prof. Giulio Tremonti), è difficile tirar fuori un coniglio grande come una montagna da un cappello a cilindro grande come un ditale.
E’ più facile che la montagna della Val Susa partorisca un topolino, cioè i vostri Sogni di: Gloria e Prebende e Consigli d’amministrazione e Posti distribuiti ai cari Amici e Foto sui giornali con il casco e Monumenti e Targhe ricordo nelle vostre città natali e Commesse alle vostre Cooperative “rosse” e Carriera politica e Ospitate da Vespa e dall’Annunziata e Premiazioni di libri e Foto su Newsweek con Bono ed Elton John e Titoli da Cumenda e Legion d’onore e Ordine di Gran Croce di Malta Cemento e Tondino e le vostre famiglie di sangue e amicali e politiche sistemate per tutta la vita e oltre.
TUTTI INFRANTI.
Ecco fatto. È successo.
Prendetevi una pausa. Ma attenti, fossi in voi andrei a riflettere ad Hammamet: farete la stessa fine.
Questo è solo l’inizio.

mercoledì 19 luglio 2017

MA CHE REFERENDUM?

Risultati immagini per referendum venezuela maduro brogli
Il referendum voluto dalla destra venezuelana che in pratica non conta nulla di ufficialmente ammesso dalla Costituzione,viene paragonato sia come impostazione che come risultati con relativi brogli alle primarie del Pd soprattutto nell'ottica di numeri poco credibili(madn primarie+pd+brogli ).
Infatti Contropiano(/internazionale-news )fornisce dati sull'elettorato(anche dei venezuelani che risiedono all'estero),sul numero di cabine e di seggi e della tempistica che non stanno ne in cielo ne in terra,oltre che il risultato ampiamente pronosticabile.
Circa un mese fa(madn la-cia-caracas )si era nuovamente parlato delle forti ingerenze Usa negli affari di Caracas e della voglia smaniosa di controllare tutte le ricchezze e le risorse dello Stato sudamericano,e con tutta la campagna contro il Presidente Maduro e il suo governo sta avendo risultati.

La matematica inventata del “referendum” della destra venezuelana. Cose che neanche le primarie del PD…

In occasione del plebiscito illegale e non previsto dalla Costituzione celebrato nella giornata di domenica dalla MUD si sono visti brogli macroscopici, che forse al lettore italiano ricorderanno qualcosa: le primarie del Partito Democratico
Questo articolo esce in contemporanea su Contropiano e L’Antiplomatico.
Brogli e menzogne. Questo il filo rosso che lega l’insana alleanza tra l’opposizione golpista venezuelana e il Partito Democratico. 
In occasione del plebiscito illegale e non previsto dalla Costituzione celebrato nella giornata di domenica dalla MUD si sono visti brogli macroscopici, che forse al lettore italiano ricorderanno qualcosa: le primarie del Partito Democratico. La competizioni elettorali interne del partito di Renzi puntualmente segnate da brogli. 
Secondo i dati forniti dalla stessa MUD, c’erano 14.000 cabine elettorali in 2.000 seggi aperti per 9 ore. Dunque: 7.186.170 voti/14.000 cabine elettorali/9 ore = 57 voti ogni ora per cabina.
Vale a dire 1 voto ogni minuto e 5 secondi per ogni cabina elettorale, comprese le operazioni di identificazione. Siamo ai confini della realtà.
Uno dei leader dell’opposizione, Henrique Capriles, aveva dichiarato che «la proiezione sulla partecipazione per il 16 luglio è di 11 milioni di persone». 

In realtà, nonostante i comprovati brogli, il dato sulla partecipazione si è attestato a 7.186.170 elettori, che rappresentano appena il 37.3% del corpo elettorale. 
L’ex presidente del Consiglio Nazionale Elettorale, Jorge Rodríguez, ha spiegato che il numero reale dei votanti è stato di 2.395.390 persone, perché l’opposizione ha moltiplicato per tre i voti delle persone a cui ha sommato i 930.000 voti nulli. 



Rodríguez ha inoltre fatto notare che l’opposizione ha dichiarato il voto di 693.000 residenti all’estero, quando nel registro elettorale vi sono solamente 101.000 persone.
Un esempio di irregolarità? Una persona è riuscita a votare ben 17 volte in seggi diversi. In una conferenza stampa con i responsabili del processo elettorale organizzato dall’opposizione, un giornalista ha chiesto se questo fosse possibile. 
La risposta di uno dei responsabili, Benjamin Scharifker, è stata affermativa.
Forse basta solo questo dato a squalificare un plebiscito illegale che ha l’unico scopo di giungere alla formazione di un governo parallelo e impedire l’installazione dell’Assemblea Nazionale Costituente, voluta da Maduro per superare con la pace e il dialogo le tensioni create dall’opposizione golpista.
Il plebiscito della MUD, viste anche le analogie, ha lo stesso valore delle primarie farlocche organizzate dal Partito Democratico. 
Quanto sta accadendo in Venezuela è uno scenario visto e rivisto nella storia recente. Ex Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria. Anche se il parallelo forse più corretto è quello con l’Ucraina del colpo di stato del febbraio del 2014. A Caracas, come a Kiev, le premesse del golpe sono state prodotte dalle corporazioni mediatiche e il fascismo storico (in Ucraina sono neo-nazisti dichiarati, in Venezuela sono “guerriglieri di Dio” che combattono con i scudi crociati come al tempo delle crociate e danno alle fiamme chavisti e neri) si è presto mischiato con il fascismo moderno, quello delle corporazioni finanziarie che in nome della produttività, competitività e flessibilità distruggono diritti sociali, Welfare e libertà. Olio di ricino tradizionale e olio di ricino moderno (austerità): il cocktail più micidiale di oggi è un pericolo non solo per Ucraina e Venezuela, ma per tutto il mondo.
L’obiettivo in Venezuela è chiaro: trasformare il paese in una nuova Siria e prendere possesso delle riserve di petrolio e oro più grandi al mondo. Il PD (e purtroppo il nostro governo a quanto pare) come in Ucraina sono dalla parte del fascismo finanziario e di quello storico. Intanto l’Italia, paese allo sbando, discute in Parlamento di un ‘golpe’ organizzato da Maduro con l’Assemblea Costituente (sic!) mentre vengono tessute le lodi del golpista Leopoldo Lopez, sulla cui coscienza pesano i 43 morti causati nel 2014 dal piano eversivo ‘La Salida’. 

martedì 18 luglio 2017

LA FRANCIA NON FA I CONTI COL COLONIALISMO


Immagine correlata
Il giovane presidente francese Macron nei giorni scorsi ha parlato del futuro dell'Africa nell'ottica della situazione della migrazione tralasciando tutto quello che il suo paese ha fatto con secoli di colonialismo durante i quali(e non solo nel continente nero)la Francia così come tutte le potenze coloniali e imperialiste ha sfruttato risorse,territori e persone(thesocialpost.it bufera-macron-dichiarazioni-africa-discutere ).
L'articolo di Contropiano(macron-la-la-presunta-superiorita )dà la voce all'Africa ed a un suo uomo che non parla da schiavo ma che fornisce elementi di discussione dopo che la Francia ha mietuto con le sue occupazioni e le sue guerre centinaia di migliaia di morti oltre che lo sfruttamento delle ricchezze di un territorio che rimane sempre in uno stato di difficoltà e di estrema povertà per la stragrande maggioranza dei suoi abitanti.

Macron, o la presunta superiorità dell’uomo (francese?) europeo.

di Aboubakar Soumahoro 
Il presidente francese Emmanuel Macron sostenendo che “l’Africa ha avuto problemi di civilizzazione” conferma ciò che fu la colonizzazione dal punto di vista del degrado culturale dei suoi protagonisti e promotori.
Perché la presunta civilizzazione “superiore” portata dalla Francia sul continente africano, dal punto di vista storico, si legge attraverso la colonizzazione con i vari crimini che essa ha portato con se. Basta ricordare le rivolte finite nel sangue in Camerun con oltre 120 000 morti. Parliamo dei “tiratori” africani spinti in prima fila sotto le bombe dei nazisti mentre gli altri militari, di pelle bianca, risultavano in seconda e terza fila.
Noi siamo quella civiltà che venne repressa, sempre dalla Francia a Setif in Algeria con oltre 45 000 morti nel 1945. Siamo quell’Africa che l’esercito francese colonialista massacrava con oltre 100 000 morti in Madagascar nel 1947. Vogliamo anche parlare dell’uccisione di contadini, donne e giovani durante l’opera detta civilizzatrice francese in giro per l’Africa (Senegal, Costa D’Avorio, Mali, Ghana, Guinea, ecc ecc)?
Ecco oggi la stessa politica francese, da non confondere con il popolo francese nel suo insieme, ha venduto armi per 6,6 miliardi di euro nel solo 2016, e l’Africa risulta una delle principali piazze di questa economica bellica.
Questa è anche la civiltà portata dalla Francia di sua maestà tra noi africani della presunta civiltà inferiore. Una presunta civiltà inferiore che per la sua dimensione di umanità e di rifiuto di ogni forma di subalternità, si è ribellata con dignità contro i vari saccheggi delle sue risorse umane e naturali.
La decolonizzazione per noi, con la costruzione di mentalità nuova, continua ne sia sicuro Signor Presidente. La storia non può essere scritta e manipolata da chi ha costruito quella mostruosità che è la colonizzazione.

sabato 15 luglio 2017

INCENDI,BUROCRAZIA E CRIMINALI

Risultati immagini per incendi italia
Nelle ultime settimane l'allarme e l'emergenza incendi in Italia e soprattutto nelle regioni centromeridionali si fa sempre più serio e difficile da affrontare per una serie di fattori diretti ed indiretti.
La mancanza cronica di personale e di mezzi(che ci sono ma vedremo più avanti),i continui tagli alla spesa pubblica eliminando il corpo forestale dello Stato col decreto Madia(madn decreto-madiaburocrazia-e-derive antidemocratiche ),l'insensatezza criminale dei piromani pagati dalla criminalità organizzata,un politica sugli incendi che non è più preventiva ma repressiva sono i fattori che hanno portato parecchie regioni a vedere centinaia di ettari andati a fuoco oltre che abitazioni e la conta delle prime vittime.
L'articolo di Contropiano(litalia-brucia )parla dell'ordine dei carabinieri che impedisce alle migliaia di guardie forestali confluite nel loro corpo di poter intervenire a fianco dei vigili del fuoco,delegando solamente a questi ultimi un lavoro enorme che prima compivano assieme.
Inoltre tutte le attrezzature del corpo forestale dello Stato(non solo quelle antincendio)sono rimaste inutilizzate nei vari depositi per la mancanza di decreti dopo la suddetta riforma Madia,un intoppo burocratico che si somma alla già nota carenza di personale per quanto riguarda i vigili del fuoco.

L’Italia brucia ma il governo vieta a ex guardie forestali di intervenire.

L’Italia brucia ma un documento inchioda il governo e la sua irresponsabilità. A rivelarlo è l’Usb sul suo sito pubblicando una circolare del 7 luglio del Comando dei Carabinieri con il quale si indica alle ex Guardie Forestali – forzatamente integrati nei Carabinieri grazie alla Legge Madia – dal non intervenire più in caso di incendi ma di limitarsi ad avvisare i Vigili del Fuoco. Sull’emergenza incendi (così come su quella invernale) pesano poi le divaricazioni burocratiche che lasciano a terra molti degli elicotteri della ex Guardia Forestale portati “in dote” ai Carabinieri.
Eppure dalle zone interessate dai devastanti incendi di questo periodo, si levano quotidianamente gli allarmi per l’insufficienza di uomini e mezzi. Sono pochi i Vigili del Fuoco, sono pochi i volontari…. e sono pochi i Forestali… Anzi i Forestali ormai non ci sono più, perché il loro Corpo è stato sciolto dal governo. Si tratta di oltre settemila dei quasi ottomila effettivi che sono passati armi e bagagli nell’Arma dei Carabinieri, mentre le loro competenze sono state accollate ai Vigili del Fuoco. Non bastasse, il loro prezioso patrimonio di mezzi sul fronte della lotta agli incendi boschivi, giace praticamente inutilizzato nei capannoni, bloccato dalla burocrazia, cioè dalla mancanza di decreti attuativi della riforma Madia. Classica storia all’italiana.
Le vette dell’assurdo sono però raggiunte dalla disposizione di servizio del 7 luglio scorso, emanata dal comando generale dei Carabinieri, in cui si chiarisce una volta per tutte cosa devono fare in caso di incendio boschivo gli ex Forestali entrati nell’Arma: niente.

Come si può leggere nel documento qui sopra, firmato dal generale Antonio Ricciardi, in caso di incendio bisogna chiamare i Vigili del Fuoco e poi andarsene. Al limite, ma proprio al limite, si interviene per soffocare “piccoli fuochi”. Trattandosi di comunicazioni burocratiche, si attende una disposizione di servizio che definisca meglio il concetto di “piccoli fuochi”: una fiammella? Una vampa di un paio di metri? Chissà…


Al di là delle battute, è chiarissimo il cambiamento in peggio nella lotta agli incendi boschivi. Se ne occupino i Vigili del Fuoco, che hanno già miliardi di grattacapi. Gli ex Forestali, tutti oggi dotati di pistola di ordinanza, si dedicheranno alle indagini. Come ha anche rivendicato il ministro dell’Ambiente Galletti ai microfoni di Rai News: “Noi vogliamo che i carabinieri siano impegnati nell’attività d’indagine”. Un cambiamento totale di politica: una volta si parlava di prevenzione, ora di repressione. E l’Italia può continuare a bruciare, mentre gli elicotteri e le ex Guardie Forestali dovranno correre dietro ai ladri di polli.

venerdì 14 luglio 2017

GLI INTERMINABILI TEMPI D'ATTESA NELLA SANITA'

Risultati immagini per pazienti in lista d'attesa
Il problema delle liste d'attesa in Italia è una questione annosa,vergognosa e letale,in quanto la maggior parte dei cittadini cui servono accertamenti clinici e diagnostici non possono permettersi i grandi esborsi che la sanità privata,quella su cui puntano da anni i diversi governi(madn la-sanita-assicurata ),offre e dispone anche e soprattutto con medici che operano in strutture pubbliche.
L'articolo preso da Contropiano(diagnostica-specialistica )offre suggerimenti che i più non conoscono e che permettono di poter effettuare visite mediche specialistiche entro 30 giorni e per gli esami diagnostici entro 60 giorni così come la legge dice.
Se l'Asl o l'Ats o Asst di competenza non riesce tramite il Cup a gestire o sopperire alle richieste,il paziente può rivolgersi presso strutture private e ottenere il rimborso della differenza tra il ticket(se dovuto)e l'effettiva somma della prestazione dall'ente territoriale tramite la modulistica presente nel contributo stesso.
Perché nonostante i proclami,e parlo di Regione Lombardia,di poter ottenere visite specialistiche per i casi di malattie croniche o di controllo per malattie pregresse come ad esempio nel settore oncologico entro sei mesi(cioè ben oltre i limiti temporali previsti dalle leggi)questo non succede ed i tempi di attesa ad esempio per controlli a distanza di un anno,si superano abbondantemente in troppi casi anche l'anno e mezzo.
E' specificato anche che il medico curante ha la possibilità di inserire nell'impegnativa che serve per la prescrizione di esami e di visite,che è tenuto secondo la gravità dello stato di salute a segnare dei codici di priorità che possono essere da meno di 72 ore,entro i dieci giorni e differibile entro i limiti di legge tra i 30 e i 60 giorni,anche se quasi sempre segnano che l'esame è programmabile(cioè si va ad attendere mesi o anni)oppure non c'è nessuna specifica di priorità.
C'è da dire che ora i medici della mutua di qualche decennio fa non esistono più purtroppo,quelli odierni ora delegano a specialisti praticamente tutto,non visitandoti nemmeno e basandosi solo su quello che viene detto dal paziente,facendolo entrare nel limbo delle lunghe,infinite attese.

Diagnostica specialistica, si può evitare di attendere anni.

Le liste di attesa negli ospedali pubblici, o nei centri convenzionati con il nostro Servizio Sanitario Nazionale, per fare un esame diagnostico, per una visita medica specialistica sono molto spesso interminabili, lunghissime. Noi sappiamo che una persona affetta da patologia deve avere una risposta in tempi rapidissimi, è una questione fondamentale per la sua salute, per la sua esistenza. Non si può quindi attendere che la patologia si aggravi.
La maggioranza delle persone non ha possibilità di rivolgersi a una struttura privata, pagando quindi di tasca propria, per fare una visita medica, o un esame specialistico quali a esempio una TAC, o una Risonanza Magnetica Nucleare, o una Ecografia. La legge parla chiaro e le prestazioni mediche alle quali una persona, un paziente, ha diritto entro tempi sicuri e prestabiliti sono trenta giorni per una visita medica specialistica e sessanta giorni per gli esami diagnostici.
Se questi tempi non vengono rispettati, la persona può e deve pretendere che la stessa prestazione venga prestata dal medico in forma privata, cioè in intramoenia, senza costi aggiuntivi, senza un costo aggiuntivo al ticket che ha già pagato.
Bisogna dire che i limiti temporali di 30 e 60 giorni non sono validi nel caso si tratti di esami d’urgenza, dove non è indispensabile andare al Pronto Soccorso.
In questi casi le prestazioni devono essere prestate, dal momento della richiesta, entro 24 ore o, a seconda dei casi, entro sette giorni dalla presentazione della richiesta.
Va specificato che tale richiesta non deve essere fatta per telefono e tanto meno online, ma direttamente allo sportello della struttura ospedaliera; se una persona è affetta da malattie cardiovascolari, o da tumori, il tempo per l’attesa di un esame diagnostico non deve essere superiore ai trenta giorni. Esiste, per il medico che prescrive tali visite, o accertamenti diagnostici, un CODICE DI PRIORITA’.
Codice U cioè urgente per ottenere la prestazione entro le 72 ore.
Codice B cioè breve per ottenerla entro 10 giorni.
Codice D, o differibile, per ottenere entro 30 giorni la visita specialistica, e 60 giorni per gli esami diagnostici.
Codice P per tutto ciò che è programmabile.
Il Decreto Legislativo numero 124/1998 è molto chiaro e il comma 10 fissa in maniera molto precisa le regole per le liste d’attesa.
«Le regioni disciplinano i criteri secondo i quali i direttori generali delle aziende unità sanitarie locali ed ospedaliere determinano, entro trenta giorni dall’efficacia della disciplina regionale, il tempo massimo che può intercorrere tra la data della richiesta delle prestazioni di cui ai commi 3 e 4 e l’erogazione della stessa. Di tale termine è data comunicazione all’assistito al momento della presentazione della domanda della prestazione, nonché idonea pubblicità a cura delle aziende unità sanitarie locali ed ospedaliere.»
L’articolo 3 al comma 13 così specifica:
«Qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale ai sensi dei commi 10 e 11, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero-professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo costo di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Nel caso l’assistito sia esente dalla predetta partecipazione l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unita’ sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione corrispondono, in misura eguale, l’intero costo della prestazione.»
Come si legge tutto è abbastanza chiaro e vantaggioso, questa regolamentazione è conosciuta da pochi e né ospedali, nè tantomeno strutture ASL tendono a chiarire e informare le persone dei loro diritti. La persona, il malato in causa, deve presentare una domanda, una richiesta fatta semplicemente in carta semplice per “prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria”. Tale richiesta va indirizzata al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di appartenenza. La richiesta, dove si forniscono anche i propri dati, deve specificare se si tratta di visita specialistica, o di un preciso esame diagnostico, e riferire che il CUP ha comunicato l’impossibilità di effettuare la prenotazione richiesta (indicare esattamente la data ricordandovi i tempi prescritti per le visite e per gli esami dignostici), specificando che la prestazione ha carattere di urgenza.
Ricordate (repetita iuvant) che tale prestazione deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale ai sensi del Decreto Legislativo 124/1998 articolo 3 comma 3, chiedendo una immediata comunicazione. In mancanza di prenotazione nel regime di attività libero-professionale intramuraria il malato, la persona effettuerà tale prestazione privatamente, e farà il preavviso per una successiva richiesta di rimborso alla ASL.
Nel caso che tale visita o esami diagnostici abbiano carattere di urgenza e il malato non possa attendere, la persona, il malato DEVE IMPORSI e chiedere alla struttura ospedaliera che gli venga garantita una visita specialistica medica in intramoenia, SENZA IL PAGAMENTO, OLTRE AL TICKET, DI ALCUNA ALTRA SOMMA DI DANARO.
In caso contrario il malato può rivolgersi privatamente chiedendo, in seguito, il rimborso dell’ASL.
Per presentare la vostra istanza al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria oppure all’Azienda Ospedaliera si dovrà compilare un modulo simile al seguente e spedirlo con raccomandata:
Al Direttore Generale
dell’Azienda Sanitaria (o Ospedaliera)………
Oggetto
: Istanza per prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria.
Il sottoscritto ………………, nato a ……….. il……………, residente a …………….., in Via ……………., Cod. Fisc.: ….. Premesso-‐che in data ….. gli è stato prescritto il seguente accertamento diagnostico (o visita specialistica): ………;
-‐che in data … il CUP ha comunicato l’impossibilità di prenotare la prenotazione richiesta prima del ……;
-‐che in data …………. con lettera raccomandata ricevuta il ………………………., il sottoscritto richiedeva che la prestazione richiesta venisse resa in regime di attività libero-professionale intramuraria con onere a carico del SSN ai sensi del D.Lgs. 124/98, art. 3, comma. 13;
-‐che a tale richiesta codesta Azienda non ha dato alcun riscontro;
-‐che la prestazione richiesta, per la sua natura di urgenza incompatibile con i tempi di attesa previsti, si è dovuta effettuare privatamente, in data ……….., presso ………;
-‐che per la suddetta prestazione il sottoscritto ha anticipato la somma di euro ……come da fattura che si allega;
Chiede
che la somma anticipata gli sia rimborsata da codesta Azienda, al netto di quanto eventualmente dovuto a titolo di ticket.
Luogo e data ……
Firma dell’interessato
Prof. Roberto Suozzi
Medico-chirurgo
Farmacologo Clinico

giovedì 13 luglio 2017

A PROCESSO GLI ASSASSINI DI STEFANO CUCCHI

Risultati immagini per cucchi processo carabinieri
Ad inizio anno i tre carabinieri accusati del pestaggio che ha provocato la morte di Stefano Cucchi nel 2009 erano già stati sospesi dal loro lavoro(madn troppo-poco-sapendo-come-vanno-le-cose ),preludio al rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale,mentre per altri due l'accusa è di falsa testimonianza.
Nell'intervista riportata da Contropiano(stefano-cucchi )al legale della famiglia Cucchi emerge anche la volontà di denunciare chi fece le perizie e le consulenze per la difesa che si sono rilevate di parte,in quanto i risultati dell'autopsia e dei successivi esami falsati per cambiare la causa della morte ora sono un'arma ritorta conto loro.
Nell'attesa del nuovo processo che dovrebbe cominciare il 13 ottobre il sostegno massimo alla sorella Ilaria e a tutti i familiari,gli amici e le persone che col loro lavoro in questi otto anni non si sono mai arresi per fare emergere la verità.

Stefano Cucchi, “finalmente un processo che cerca la verità”.

La vicenda processuale relativa all’uccisione di Stefano Cucchi ha segnato questa settimana una novità importante. L’intervista a Fabio Anselmo, avvocato della famiglia, permette di chiarire cosa è avvenuto ed è stata realizzata da Radio Città Aperta.
Buongiorno avvocato
Buongiorno a voi.

A otto anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi finalmente qualcosa si muove. Possiamo dire questo?
Beh, direi che si muove non qualcosa… Direi che siamo in un momento assolutamente decisivo, che è stato il rinvio a giudizio dei responsabili del gravissimo pestaggio su Stefano, subito dopo il suo arresto. L’inchiesta, assolutamente mirabile, che inchioda alle proprie responsabilità gli imputati, è esitata nel doveroso rinvio a giudizio che, devo dire, era dato per scontato anche dagli stessi difensori degli imputati, da quello che ho capito…
In effetti noi ci siamo sentiti alcuni mesi fa, quando fu resa nota l’ultima perizia; e già in quell’occasione in effetti lei ci aveva detto che c’era ottimismo rispetto ad un rinvio a giudizio per i carabinieri coinvolti. Ricordiamo sono cinque persone, tre – mi corregga se sbaglio – con l’accusa di omicidio preterintenzionale, mentre due per aver testimoniato il falso durante gli altri processi.
Sì. Mi pare tre, perché uno dei tre accusati del pestaggio è accusato anche di avere detto il falso. Se ricordo bene a memoria, è così. Comunque non c’è differenza. Leggendosi le carte, studiando le carte del processo, si capisce chiaramente come è andata. Credo che le prove raccolte dalla procura di Roma sono formidabili rispetto agli autori del pestaggio. Infatti gli avvocati, da quello che ho capito, puntano molto l’attenzione sul contestare il nesso causale tra questo pestaggio e la morte di Stefano, facendo leva su quelle perizie, quelle consulenze contestatissime, che hanno portato a due annullamenti da parte della Corte di Cassazione per quanto riguarda la causa di morte di Stefano. Ma quelle due perizie, quelle consulenze dell’ufficio di procura, hanno dei nomi e dei cognomi. E noi li citeremo a giudizio come testimoni in questo processo, assolutamente. Io non vedo l’ora. Non vedo l’ora perché la verità è emersa. “Elle tre” (una delle vertebre, la terza lombare, ndr) aveva la sua frattura acuta prodotta dal pestaggio, che nella tac fatta dai periti risulta occultata, perché la vertebra è tagliata. E questo era stato messo nero su bianco dal presidente dell’associazione italiana di radiologia. I periti dell’incidente probatorio, pur nelle varie polemiche e contestazioni, alla fine hanno ammesso che l’unica causa di morte che ha dei riscontri obiettivi. Si parla tanto dell’epilessia, ma gli stessi periti dicono che non hanno nessun riscontro obiettivo. E lo dicono ben precisamente nella loro perizia. Quindi l’unica causa di morte che invece ha riscontri oggettivi è quella della vescica neurologica che si è determinata a seguito del violentissimo pestaggio, ossia delle fratture alla schiena di Stefano, che è esitata in un globo vescicale .. Questo è quello che abbiamo sempre sostenuto in questi otto anni durissimi.
Questo è stato un elemento decisivo per il rinvio a giudizio, il fatto che la perizia evidenziasse una relazione tra le percosse e appunto la successiva – cito testualmente – “acuta distensione vescicale” riscontrata poi sul corpo di Stefano. E’ giusto?
Assolutamente. Noi abbiamo finalmente dei giudici in un processo che non è più un processo storto, con imputati sbagliati, con delle forzature evidenti come era quello originario; che ha creato tanti danni e tante polemiche e che non a caso ha subito due annullamenti da parte della Suprema corte di Cassazione. Noi finalmente abbiamo un processo dritto, fisiologico, naturale. Gli autori del violentissimo pestaggio dovranno risponderne al processo. Avranno tutti i loro diritti di difesa, li eserciteranno più che legittimamente. Ci misureremo, finalmente, in un’aula di Corte d’Assise con un processo impostato in maniera corretta.
E questa è sicuramente una buona notizia. Il processo dovrebbe avere il via il 13 ottobre prossimo, giusto?
Sì, esatto.
Secondo lei quali potrebbero essere i tempi, se esiste la possibilità di prevederlo?
Questo no. La possibilità di prevedere i tempi noi non ce l’abbiamo … Io vedo che però lo Stato vuole fare questo processo e lo vuole fare senza perdere tempo, senza pregiudicare i diritti di difesa, ma senza perdere tempo.
E questo sarebbe importante…
E’ molto importante, non scherziamo; di tempo ne abbiamo già perso troppo.
Sono passati otto anni Un’ultima domanda. Non ha molto a che fare con il campo giuridico, però so che lei è ovviamente in contatto con Ilaria. Come sta Ilaria, come ha preso questo notizia?
Ilaria è una donna meravigliosa, è una donna stupenda, devo dire che non finirà mai di stupirmi. E’ una donna che ha saputo, da sola, affrontare tutto e tutti, superare ogni umiliazione, ogni sconfitta, mai – dico mai – perdendo la grande dignità che la contraddistingue e contraddistingue anche la sua famiglia. Ilaria chiaramente è emozionata. Ha una situazione, dal punto di vista emotivo, estremamente delicata perché chiaramente, finalmente, si troverà di fronte, in un’aula di giustizia, i responsabili della morte di suo fratello. E, soprattutto, non sarà più sola insieme a me, ma finalmente ha lo Stato al suo fianco, impersonato dalla Procura della Repubblica di Roma. E finalmente avrà un processo dove si spera non verrà processata lei stessa, la sua famiglia, Stefano, ma verranno processati gli autori di questo violentissimo pestaggio.
Ed è quello che ci auguriamo tutti. Grazie, avvocato, per il suo contributo…
Grazie a voi…

FIANO GLI CAGA IN TESTA A CORSARO

Risultati immagini per fiano corsaro
Se si continua a sorridere o a lasciare che offese personali che sono molto di più,sono attacchi antisemiti e razzisti ed il fatto che li rendano ancora più grave è l'esser stati pronunciati da un deputato,si ritorna ai tempi in cui politici come Matteotti venivano uccisi dalle squadracce fasciste.Il caso scandaloso di Massimo Corsaro,un coglione che parla di presunte teste di cazzo,che è passato dall'Msi ad An fino al Pdl e ai""ricostruttori"di Fitto,di aver scritto che Emanuele Fiano nasconde dietro le sue sopracciglia il segno della circoncisione.Fiano,di origine ebraica e fermo sostenitore dell'antifascismo e dell'antisemitismo,per ora non replica,avvezzo a questi trattamenti da quando è in politica e forse anche prima,relatore dell'ultima proposta di inasprire sanzioni contro chi commetta il reato di apologia del fascismo e del nazismo,negli scorsi anni si era già prodigato per impedire la presentazione alle elezioni delle liste di Ca$$a Povnd,Alba D'orata,e Fogna Uova ne 2012(madn no-nazi-in-politica ),contro le ronde nere nel 2009(madn aaaronda-cercasi ),contro il dipartito Buonanno nel 2015 dopo la sua telenovela della pistola puntata in tv che avrebbe anticipato i tempi(madn pistole-e-pistola ),per aver impedito la Woodstock nera al teatro Manzoni a Milano nel 2013(madn nazzzi-rock )e il licenziamento a Lallio di una donna in stato vegetativo nel 2011(madn licenziamento-scandaloso ).Insomma cosa ci faccia nel Pd lo sa ancora solo lui,che è l'unica pecca che mi sento di dire a questo uomo,che è una persona e non vigliacco e una merda come il suo collega Corsaro.Articolo di Left:il-gerarca-corsaro-contro-fiano/ .
Eccolo qui l'esempio:il gerarca Corsaro contro Fiano.
A vederlo viene voglia di non crederci:
Il deputato Massimo Corsaro, piccolo fascistello nostalgico, passato dai Berluscones ai sostenitori di Fitto (rendetevi conto, Fitto) riesce in una sola frase ad essere stupido, schifoso, antisemita e volgare. Un capolavoro che nemmeno il peggior comico riuscirebbe a condensare in una sola frase.
Fiano, da parte sua, avrebbe la colpa di essere estensore di una legge contro la propaganda fascista (legge che personalmente ritengo piuttosto pasticciata) ma soprattutto di essere ebreo e circonciso: così il gioco viene facile.
Al di là della personale solidarietà per Fiano (e tutto il disgusto per Corsaro) la vicenda è l’esempio lampante di una “moda di manganello” che piuttosto che nuove leggi avrebbe bisogno di punizioni esemplari con le leggi che già ci sono. Questo post è un reato. Chiaro. Semplice.
Ora serve solo uno Stato che abbia la capacità di punirlo.
Ecco qua.
Buon giovedì.

mercoledì 12 luglio 2017

LE PRESSIONI SULL'ITALIA NEL MARASMA LIBICO


Risultati immagini per italia libia
Le imposizioni più che le richieste del resto dell'Europa ma soprattutto degli Usa nella prima persona di Trump,di un maggiore e nuovo impegno dell'Italia nei confronti della Libia o meglio del territorio spezzettato comandato da diversi clan,sono una causa persa già da ora per la nostra inefficacia in politica estera e per gli oneri enormi che vengono richiesti.
Investimenti certo miliardari e che non solo i vari alleati ci chiedono ma che molte multinazionali nostrane spingono perché vengano spesi,Eni in primis,ma che allo stato attuale delle cose sono irrealizzabili.
L'articolo preso da Contropiano(libia-maggior-impegno )parla innanzitutto nella sfera politico-militare in quanto il fantomatico governo di unità nazionale che stiamo appoggiando con al comando Al-Serraj in realtà occupa poco o nulla,e tra le varie fazioni che si contendono le ricche risorse naturali ci questo povero Stato(oltre che il traffico dei migranti),il maresciallo Haftar dell'esercito nazionale libico è quello più potente.
Grazie anche all'aiuto dell'Egitto e della Russia che vuole espandere la sua politica interventista oltre la Siria e che può intervenire di prepotenza in una zona dove dal 2011 poco e nulla è cambiato,nonostante i proclami propagandistici italiani di conquiste come l'apertura di una nostra ambasciata a Tripoli(vedi anche:madn caos-libico ).

Libia: maggior impegno per far cosa? Guerra e petrolio.

di Franco Astengo
Breve riassunto della situazione libica: notizie tratte da vari siti web e organi di stampa.
Mettiamo a confronto queste notizie:
11 Luglio (ieri)
L’Esercito Nazionale Libico (LNA) del maresciallo Khalifa Haftar si aggiudica un altro successo nella “battaglia del Fezzan” combattuta nella regione desertica meridionale libica contro le milizie di Misurata e i loro alleati legati indirettamente al governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Fayez al-Sarraj.
Ieri le truppe di dell’uomo forte del governo laico di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, hanno conquistato la base aerea di Al-Jufra, 500 chilometri a sud di Tripoli e i centri di capoluogo Hun e Sukna, cittadine fra i 30 mila e i 10 mila abitanti e situati a circa 250 km in linea d’aria a sud di Sirte, dove sono state trovati depositi di munizioni e veicoli. LNA controlla ora i centri nevralgici militari del Fezzan dopo che il 25 maggio le truppe di Haftar avevano preso il controllo della base aerea di Tamenhant vicino a Seba.”
Chi appoggia Haftar?
Haftar s’è costruito un ruolo da uomo forte nella Cirenaica, un riferimento non solo militare ma anche politico-diplomatico per chiunque voglia veicolare la soluzione della crisi libica passando da Oriente. È così che l’Egitto si appoggia a lui per tessere le proprie mire in Libia: è un segreto ormai svelato dalla storia la volontà del Cairo di allargare la propria influenza in Cirenaica, area che gli egiziani considerano quasi di proprietà, ricca di interessi strategici ed economici.”
( N.B. : L’Egitto di Al – Sisi, quello dell’assassinio Regeni tanto per capirci)
Inoltre:
Il coinvolgimento della Russia nella guerra libica è cresciuto negli ultimi mesi ed è interessante per almeno tre ragioni. Primo: potrebbe cambiare effettivamente i rapporti di forza tra i gruppi che stanno combattendo, soprattutto se i russi dovessero cominciare a impiegare le forze speciali e addestrare gli uomini di Haftar. Secondo: perché rischia di diventare un motivo di scontro diplomatico tra Italia e Russia, visto che il governo italiano è impegnato a difendere il potere di Serraj (con risultati peraltro non particolarmente brillanti). Terzo: perché mostra come il governo russo abbia intenzione di continuare a perseguire una politica estera aggressiva e interventista, confermando quello che si era già visto in Siria.
Come si è mossa (stupidamente) l’Italia:
Qualsiasi esecutivo, dotato di un minimo senso di realpolitik, si sarebbe mosso con i piedi di piombo nel mutato contesto internazionale.
Ormai da tempo è emerso come Faiez Al-Serraj, appoggiato dall’Italia che continua a puntare su di un ipotetico “governo di solidarietà nazionale”, controlli solo qualche edificio di Tripoli e che le milizie siano libere di fare il bello ed il cattivo tempo nella capitale. Insistere nell’appoggio al ridicolo “governo d’unità nazionale”, è non solo ridicolo, ma addirittura controproducente per gli interessi italiani.
Il premier Paolo Gentiloni ed il Ministro degli Interni Marco Minniti, due prodotti dell’establishment atlantico uscito clamorosamente sconfitto alle elezioni americane dell’8 novembre, hanno invece la brillante idea di muoversi come se nulla fosse cambiato, col risultato di aumentare esponenzialmente i danni alla già traballante posizione dell’Italia nel Mediterraneo. Gli esiti dell’azione del duo Gentiloni-Minniti sono così catastrofici che, ex-post, c’è da chiedersi se un un sano vuoto di potere a Roma non fosse e non sia preferibile.
L’Italia non solo continua così  con l’appoggio  al  ridicolo “governo d’unità nazionale”. Non pago, Minniti (che pare svolgere contemporaneamente il compito di ministro dell’Interno e degli Esteri essendo il titolare della Farnesina impegnato nella eterna campagna elettorale del suo collegio di Agrigento) avvalla in contemporanea la riapertura del’ambasciata italiana a Tripoli, chiusa dal 2015: “Libia, riapre l’ambasciata italiana a Tripoli” scrive la Repubblica, che etichetta la mossa di Minitti come “una scommessa rischiosa”7.
Il termine più adatto non è però “rischiosa”, ma semplicemente “idiota”: il governo Gentiloni, del tutto incapace di comprendere i mutamenti internazionali in atto, aumenta le puntante in Libia e lo fa scommettendo tutto il capitale politico italiano sulla fazione politicamente più debole, coll’effetto collaterale, tutt’altro che secondario, di alienarsi le simpatie del governo di Tobruk e di Khalifa Haftar, sempre più forti dopo il sostegno russo e la vittoria di Donald Trump.
Mentre la situazione “migranti”, che discende direttamente dallo stato di cose in Libia, diventa sempre più difficile da controllare la notizia di oggi è questa (Titoli da “Repubblica”)
Traffico di migranti. L’America in campo.
Si pensa a un sostegno al governo libico per arginare il fenomeno illegale dei barconi dei disperati”
Come dovrebbe avvenire questo sostegno ?
Si prevede una nuova linea politica e militare sulla Libia che potrebbe espandere significativamente il coinvolgimento americano”:
E’ dalla guerra di Cuba del 1899 (senza arrivare al Viet Nam,a  Grenada, a Panama, Al Libano, all’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria) conosciamo benissimo il significato delle frase “espandere significativamente il coinvolgimento americano”: tanto più che è facile il collegamento con la presenza russa in appoggio ad Haftar.
Cosa viene chiesto all’Italia?
A parte che c’è già chi scrive di “imposizione” e non di “richiesta” l’ipotesi è quella di “ una missione militare, con compiti di addestramento per far nascere un embrione di esercito nazionale libico.” E si aggiunge, impudentemente : “ la presenza delle truppe occidentali potrebbe garantire anche un deterrente contro le fazioni armate”. Prevedibili gli stessi brillanti risultati di Afghanistan, Iraq, Siria.
E’ troppo facile trarre conclusioni da tutto questo ambaradan: siamo di fronte ad una nuova escalation bellica favorita da una politica estera sciagurata portata avanti in particolare proprio dall’Italia che ha sempre (stoltamente) rivendicato un ruolo da protagonista in Libia, memore dei propri trascorsi coloniali e in presenza di corposi interessi economici: ENI E NON SOLO, ma anche Finmeccanica, Salini – Impregilo, Unicredit.
Ancora una volta siamo di fronte a scelte sciagurate assunte di fronte a situazioni drammatiche e in assenza di un dibattito politico e di un serio confronto pubblico.
Questioni delle quali nessuno sembra interessarsi: tutti con la testa rivolta non solo alle questioni di cucina politica interna ma verso impossibili sponde europee.
L’UE è sul piano del totale disinteresse: Lady PESC non serve proprio a niente e l’unica preoccupazione rimane quella di come fermare i migranti.
Può anche darsi che qualcuno punti sulla VI flotta a presidio del mar libico per bloccare i russi: una soluzione ideale per portare vicino alle nostre coste il rischio di confronto bellico: però i barconi dovrebbero fermarsi e lo scopo sarebbe così raggiunto.

martedì 11 luglio 2017

CONFUSIONE SULL'ANTIFASCISMO IN CASA PD

Risultati immagini per antifascismo confusione
Negli ultimi giorni si è parlato molto di antifascismo,sempre giusto e doveroso un ripasso della storia passata e presente e dare una rispolverata alla Costituzione è un atto di impegno civico che dovrebbe essere quotidiano.
Anche perché saltano fuori coloro che appoggiano il fascismo o che essendo di nessuna parte(a sentirli)per l'appunto allora sono fascisti,ma anche chi si autoproclama antifascista ha un poco di confusione non nel difendere la lotta e la nascita della Repubblica italiana con la Resistenza,ma nell'applicare questi insegnamenti.
L'articolo preso da Contropiano(pd-truffa-antifascismo )parla della salvaguardia dell'antifascismo in Italia da parte dei maggiori rappresentanti del Pd,Renzi in testa,ma  racconta anche delle pratiche fasciste che Minniti attua,dei rapporti col governo ucraino,della volontà di cambiare in peggio la legge che tutela gli scioperi.
Con la legge Fiano in discussione che porterebbe ad inasprire le sanzioni per chi compie il reato di apologia del fascismo e del nazismo,che a dispetto delle lamentele e delle critiche comunque propone qualcosa di nuovo e di meglio rispetto a chi vorrebbe abrogare la legge Mancino e chi non propone nulla.
Tra deliri balneari di fascisti a Chioggia e Ostia,con evidenti e seri problemi mentali il primo e con la solita arroganza del branco dei secondi,con i grillini che si mostrano sempre più di estrema destra contro la legge Fiano"liberticida"e con Salvini che vuole la fine della legge Mancino come detto sopra(le altre compagini di destra non le nomino nemmeno intanto si sanno i loro intenti reazionari)ci mettono davanti agli occhi un paese in conflitto interno dove bisogna trovare soluzioni a problemi partendo soprattutto dalla sinistra,ma questi sono altri discorsi da riprendere più avanti.

Pd-truffa: antifascismo elettorale e fascismo vero sul diritto di sciopero.

di Giorgio Cremaschi
In pochi giorni il PD di Renzi, ma anche il sistema politico e mediatico che lo sostiene, hanno innalzato bandiere di segno opposto, sugli stessi temi, quasi contemporaneamente. Mentre in parlamento i piddini, in realtà senza grande impegno, sostengono lo Ius Soli, Renzi fa suo lo slogan di Salvini: Aiutiamoli a casa loro. Del resto le leggi Minniti nemmeno la Lega le avrebbe potute superare in ferocia.
Il renziano di ferro Fiano presenta una legge contro l’apologia del fascismo e del nazismo, ma intanto il governo Gentiloni intensifica i rapporti col governo Ucraino che con ministri fascisti e la presidente Boldrini esprime solidarietà e condivisione in un incontro con uno dei leader neonazisti di quel paese. E i fascisti venezuelani per il PD sono combattenti per la libertà.
Mentre il governo concorda con la UE la prossima finanziaria lacrime e sangue, magari differite a dopo le elezioni, Renzi chiede di bocciare il fiscal compact, sostenuto da quel partito che il 25 aprile ha sfilato a Milano mascherato da blu UE E che resta fanatico dell’Euro.
Ovviamente i fascisti ed i razzisti dichiarati, così come i fanatici dell’europeismo più ottuso, insorgono nelle rispettive competenze, facendo così pienamente la parte loro assegnata nel teatrino renziano.
La realtà è che nulla di tutto questo dovrebbe essere preso sul serio perché il PD è passato dal culto del bipolarismo elettorale alla politica bipolare cioè alla schizofrenia delle sue posizioni. Nulla è serio e coerente nel PD, tranne l’attacco ai diritti del lavoro. Così c’è un progetto su cui Renzi e il palazzo politico mediatico stanno lavorando alacremente e senza contraddizioni: colpire il diritto di sciopero. Qui Marchionne, Renzi, Berlusconi e la grande stampa si trovano uniti, e sono benedetti dalle istituzioni europee e dai governi che stanno facendo altrettanto. Colpire il diritto di sciopero mentre si scatenano le politiche di austerità è il più autentico atto di fascismo che si possa fare oggi. E lo fanno quelli che vogliono colpire l’apologia del fascismo di ieri.