venerdì 26 giugno 2009

RIZZO,VALORI E DILIBERTO

Due articoli tratti da Senza Soste,il primo del Manifesto di ieri e l'altro più corposo a firma di Nello Gradirà postato il 2 giugno scorso,forniscono un quadro di una situazione degna del migliore intrigo di un film di spionaggio e di giallo condito da immagini drammatiche...solo che quello raccontato non è cinema ma la realtà.
Che cosa hanno in comune Marco Rizzo,membro del partito dei Comunisti Italiani,Oliviero Diliberto,segretario dello stesso partito,e Giancarlo Elia Valori,ex piduista e importante e potente uomo di (mal)affari?
Un passo indietro quando nel periodo pre elettorale a Livorno Valori era presente ospite di un'associazione ebraica e dei rappresentanti politici cittadini e provinciali labronici per la presentazione del suo libro che tratta del mondo ebraico.
Questa infiltrazione di un personaggio ambiguo nella città ha insospettito il sito"Senza Soste"che ha scavato nel passato di Valori scoprendo che si tratta di una persona viscida,un classico uomo di merda che si vanta della sua famiglia che ai tempi della guerra salvò decine di ebrei e che poi appoggiò Peron in Argentina prima e durante la sua dittatura dove ci fu un massacro degli ebrei stessi.
Frequentatore del Vaticano fin dalla gioventù si iscrive alla Loggia P2 per poi venire scaricato da Licio Gelli per via dei suoi intrecci con la Chiesa e con Opus Dei:presidente nell'arco della sua carriera di importanti multinazionali,dirigente in altre aziende statali e non,insomma uno che ha messo le mani in pasta un poco ovunque negli ultimi cinquant'anni di storia italiana.
Negazionista del popolo palestinese come si può evincere in una sua famosa frase:"Serve cambiare registro: non è la Palestina, che peraltro non esiste come entità geopolitica, la soluzione, ma il problema. Parlare di popolo palestinese, siccome le parole sono pietre, vuol dire accettare la sua indipendenza, almeno semantica",negli ultimi periodi è stato assiduo frequentatore di Diliberto.
E Rizzo che fa?Critica questi strani colloqui tra il segretario del suo partito ed il luciferino Valori e di risposta il buon Oliviero caccia il povero ma non stupido Rizzo dai Comunisti Italiani.
Per la cronaca Valori è rimasto invischiato nell'ormai famosa inchiesta"Why not"condotta dal magistrato Luigi De Magistris in quanto sospettato di essere a capo della massoneria contemporanea avendo interessi in molti lavori pubblici,non ultimo l'insistere suo e delle sue aziende affinchè si costruisca il ponte sullo stretto.
Consiglio di andare direttamente sul link dell'articolo di Nello Gradirà sul sito di"Senza Soste"in quanto vi sono ulteriori links interessanti e importanti per la buona riuscita della stesura del suo articolo:http://www.senzasoste.it/la-mia-citt-/giancarlo-elia-valori-a-livorno-cosimi-lamberti-e-kutuf-omaggiano-il-capo-della-nuov.html anche perchè verso la fine dell'articolo ci sono dei rimandi a delle fotografie che non ho avuto lo spazio di pubblicare.

Rizzo espulso dai Comunisti Italiani a causa del piduista Valori .

Giancarlo Elia Valori, personaggio dal passato oscuro e oggetto di una nostra inchiesta nello scorso maggio in occasione di una sua visita a Livorno, è ancora una volta al centro della cronaca politica. Questa volta come causa indiretta dell'espulsione di Marco Rizzo dal partito dei Comunisti Italiani, che, giustamente, metteva in guardia e criticava il segretario Diliberto per la troppa frequentazione di questo personaggio. Diliberto e Il Manifesto minimizzano ma di fronte a questi personaggi c'è sempre da tenere la guardia alzata...

E’ stato espulso due giorni fa dal partito dei Comunisti italiani. Eppure Marco Rizzo non molla. Annuncia che resisterà alle querele già annunciate nei suoi confronti da Oliviero Diliberto. E non chiude la porta all’ipotesi di transitare nel partito di Rifondazione comunista.
«Sono convinto che Paolo Ferrero non si sarebbe mai seduto affianco a simili persone» ha detto ieri al Messaggero.Quali persone? Dall’inizio di questa polemica - vecchia per la verità di una decina di giorni - Rizzo è sceso in campo accusando Oliviero Diliberto di aver visto molto spesso in incontri pubblici con Giancarlo Elia Valori, oggi presidente di Sviluppo Lazio, holding di controllo di tutte le società partecipate dalla regione, ma in passato a capo di aziende importanti come la società autostrade.«Giancarlo Elia Valori stava nella P2», ha detto due giorni fa al Corriere: «Quando ho fatto notare la cosa a Diliberto lui ha minimizzato». Ammesso e non concesso che Valori sia ancora iscritto ad una loggia, partecipare alla massoneria non è reato. Il dirigente d’azienda, poi, fu espulso nel 1972 proprio da Gelli.
Giancarlo Elia Valori "il capo della nuova P2" ricevuto in pompamagna a Livorno.

Un articoletto in cronaca, a pagina 15 del Tirreno di oggi. Niente di appariscente. Il titolo è “Un libro di Valori racconta la Shoah e la sua negazione”. Il titolo del libro è “Antisemitismo, olocausto, negazione. La grande sfida del mondo ebraico del XXI secolo”, edizioni Mondadori. L’autore racconta: “Ero un ragazzino quando mia madre salvò più di 120 ebrei nascondendoli nei magazzini di tabacchi che avevamo in provincia di Venezia, a due passi dalle postazioni delle SS”. All’iniziativa, organizzata dall’Associazione ebraica Bené Berith di Livorno, hanno partecipato tra gli altri il sindaco Cosimi, l’ex sindaco e candidato Gianfranco Lamberti, il presidente della Provincia Kutufà e il senatore del PD Marco Filippi. Ed è stato addirittura trasmesso un videomessaggio del Presidente israeliano Shimon Peres.Fin qui niente di strano, se non fosse che Giancarlo Elia Valori è stato definito dal magistrato De Magistris come “il capo della nuova P2”. E’ un personaggio sconosciuto al grande pubblico (anch’io prima di occuparmi della storia argentina degli anni ’70 non sapevo neanche chi fosse) ma qualcuno lo considera addirittura “l’uomo più potente d’Italia”. Ha un passato incredibile alle spalle, e soprattutto un presente inquietante.Vediamo di raccontarlo. Poi facciamo alcune considerazioni conclusive.
Chi è Giancarlo Elia Valori.

Giancarlo Elia Valori nasce nel 1940 vicino a San Donà di Piave (VE) da genitori di origine toscana. Il padre era stato compagno di scuola di Amintore Fanfani e questo lo aiuta, una volta laureatosi in Economia e Commercio e trasferitosi a Roma, ad entrare negli ambienti vaticani e farsi nominare “Cavaliere di Cappa e Spada”. Nel 1965 entra alla RAI presieduta dal fanfaniano di ferro Ettore Bernabei e si iscrive alla massoneria, anche se formalmente la fede cattolica e l’appartenenza massonica sono incompatibili. Per questo viene espulso dalla Loggia Romagnosi. La sua passione sono le relazioni internazionali. Riesce a introdursi presso Kim Il Sung, Nicolae Ceausescu e Juan Domingo Perón, allora esule a Madrid.Il fratello Leo, che lavorava per l’ENI in Argentina, lo presenta all’ex presidente Arturo Frondizi, massone. Fa incontrare Perón e Frondizi e maturano le condizioni per il rientro in patria di Perón. Nel novembre 1972 Perón torna in Argentina su un aereo noleggiato da Valori. Valori si iscrive alla P2 (tessera 283) e con Licio Gelli è uno degli ispiratori della destra reazionaria argentina nel periodo della nuova presidenza Perón, nel quale si creano le premesse per la dittatura militare del 1976-1983. Ma Gelli, con il pretesto delle sue frequentazioni vaticane, espelle Valori anche dalla P2, per potersi affermare come principale punto di riferimento per i politici di Buenos Aires. Valori non se la prende più di tanto e continua le sue frequentazioni negli ambienti dei servizi segreti e del sottobosco della politica. Conosce Il generale Santovito, anche lui piduista, Mino Pecorelli, Francesco Pazienza e altri protagonisti delle trame di quegli anni.Per questi legami certamente non ordinari tra i manager e gli imprenditori italiani, Valori viene ripetutamente chiamato a deporre nelle indagini chiave dei primi anni ‘80, quelle della Procura di Roma sulla P2, del giudice Carlo Palermo sui traffici d’armi, di Rosario Priore sui suoi rapporti con i Paesi arabi, nel contesto dell’inchiesta sulla strage di Ustica.Grazie alle sue conoscenze nel 1976 diventa presidente di Italstrade, società dell’IRI.Nel 1981, quando vengono scoperte le liste della P2, Giancarlo Elia Valori è l’unico che risulta “espulso”, per cui l’inchiesta lo tocca marginalmente. Si dice che Tina Anselmi, presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, non voglia assolutamente parlare di lui: “Io su quel signore non ho nulla da dire”.Diventa presidente della SME (anche questa società dell’IRI) e quando nel 1984 Prodi, presidente dell’IRI, non lo ricandida per il suo passato piduista, Valori si fa nominare presidente della telefonica SIRTI, società della Stet presieduta da un altro piduista, Michele Principe.Secondo alcune voci si sarebbe vendicato di Prodi facendo emergere lo scandalo Nomisma.Nel 1987 Valori diventa presidente della GS Supermercati (gruppo SME), poi nel 1990 presidente della SME. Nel 1995 è presidente di Italstrade, che lascerà poi per limiti di età.
Le attività odierne di Valori .
Attualmente è presidente dell’Unione degli Industriali di Roma.E' anche presidente della T-System Italia, "il marchio del Gruppo Deutsche Telekom dedicato alla clientela business"; è stato presidente di Blu, il consorzio di gestori di telefonia oggi in disarmo; ed è presidente onorario della filiale italiana del colosso cinese delle telecomunicazioni, Huawei Technologies. Come se non bastasse ricopre anche la presidenza di Sviluppo Lazio, la holding di controllo di tutte le società partecipate dalla Regione, gonfiata ai tempi di Francesco Storace fino a impiegare 4.300 persone.E’ vicepresidente dell’IGI (Istituto Grandi Infrastrutture), nella cui veste si batte a spada tratta per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.L’assemblea degli azionisti di Italintesa S.p.A. gli ha conferito la presidenza onoraria della società. Tra gli azionisti troviamo il politologo americano Edward Luttwak, già consulente di Italintesa ed assiduo editorialista nelle testate del Gruppo Monti e della siciliana Gazzetta del Sud. Come Valori, Luttwak vanta un passato contiguo ai poteri atlantici più o meno occulti. E’ stato tra i fondatori e gli animatori del Csis – Center of Strategic and International Studies di Washington, il centro di studi strategici legato alla CIA e al Pentagono americano, noto per aver elaborato l’interventismo Usa a fianco dei regimi fascisti-militari in America latina ed in Europa.Valori presiede anche una "Fondazione per le Bioscienze" che nel 2004 fa ha stabilito un patto di cooperazione scientifica a tre, con l’Università Campus Biomedico dell'Opus Dei e l’israeliano-francese Weizmann Institute France Europe of Science. Un patto stilato alla presenza di Francesco Cossiga, nella sede di Capitalia. Nel corso della sua carriera come top manager nelle grandi società a maggioranza pubblica, Valori si è distinto nella politica delle privatizzazioni e delle dismissioni delle aziende controllate. Da presidente della Sme, ad esempio, ha ceduto le prestigiose marche alimentari Cirio-Bertolli-De Rica ad una società nelle mani di uno sconosciuto finanziere, Saverio Lamiranda, che presto le ha rivendute con insperati guadagni al presidente della Lazio Sergio Cragnotti e alla multinazionale Unilever. Prima di passare alle autostrade, Valori ha avuto il tempo di disfarsi della nota catena di distribuzione alimentare e di ristorazione autostradale Autogrill, trasferita alla famiglia Benetton, che l’ex manager Sme ritroverà nei consigli d’amministrazione dell’Autostrade S.p.A. e del consorzio telefonico Blu. Alla guida della concessionaria Valori convincerà il governo a ridurre la propria presenza societaria e a cedere parte del pacchetto azionario ad una cordata d’imprenditori capeggiata dai Benetton e da Franco Caltagirone, l’editore de Il Messaggero a capo della Vianini costruzioni, socia IGI. Anche Caltagirone, come Benetton, entrerà poi nel consorzio Blu presieduto da Valori.
Valori nell’inchiesta Why not .
Il magistrato Luigi De Magistris, già pubblico ministero a Catanzaro, aveva condotto tempo fa l'inchiesta Why Not, partendo da un'agenzia di lavoro interinale e finendo per coinvolgere un consulente della Presidenza del Consiglio, il senatore Giancarlo Pittelli di Forza Italia, Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria e persino l'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi, assieme - come ricorderete - a Clemente Mastella. Il presidente Giorgio Napolitano interviene di persona per stroncare l'intraprendente magistrato, e l'inchiesta gli viene tolta. Interrogato a sua volta dai magistrati, Luigi De Magistris dichiara che negli atti di Why Not ci sarebbero "le carte della nuova P2": “Le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario”.Non solo: “Giancarlo Elia Valori - dice De Magistris - pareva risultare ai vertici attuali della 'massoneria contemporanea' e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”.
Valori e i politici .
Non si deve pensare che Valori abbia legami con una sola parte politica. Le sue relazioni sono bipartisan, e nonostante la sua inimicizia per Prodi è in buoni rapporti con molti espondenti del centro-sinistra, in particolare con i dalemiani (soprattutto Minniti) e Rutelli (anche lui vicino a Caltagirone), che al momento della sua nomina alla presidenza dell’Unione Industriali di Roma gli ha dedicato parole di grande apprezzamento.
Il Valori sionista .
Valori ama presentarsi come docente di politica internazionale e le sue posizioni ricalcano quelle dell’estrema destra sionista. E’ uno degli sponsor del grottesco islamico pentito Magdi Allam, e un teorico della guerra di civiltà contro l’Islam. Nella prefazione a uno dei libri di Allam scrive: "È la difesa di Israele la nuova piattaforma della Grand Strategy europea e USA, fuori dalle chiacchiere democraticiste e dalla retoriche elettorali. Il libro di Magdi Allam è un buon inizio per questo progetto".Si oppone fermamente all’idea di uno Stato palestinese, anzi, all’idea stessa di popolo palestinese: “Serve cambiare registro: non è la Palestina, che peraltro non esiste come entità geopolitica, la soluzione, ma il problema. Parlare di popolo palestinese, siccome le parole sono pietre, vuol dire accettare la sua indipendenza, almeno semantica."Valori propone l’attribuzione a Israele di buona parte dei Territori Occupatii, mentre la Striscia di Gaza e la Cisgiordania dovrebbero essere assegnate rispettivamente all’Egitto e alla Giordania. Con l'aggiunta di una "area" palestinese, fuori dall'attuale Palestina, che Giancarlo Elia Valori forse intende come una sorta di riserva sul modello statunitense.Inoltre propone per i palestinesi una “rinuncia al ritorno” o, “in secundis, una dislocazione personale nelle aree designate fuori da quelle controllate dall’estremismo jihadista”. E si propone come gestore dei finanziamenti che arriverebbero per questo progetto.

In questa foto scattata alla serata in sostegno dell’aggressione israeliana a Gaza Valori (al centro) compare con Raffaele Sassun, presidente per l'Italia del Keren Keyemet LeIsrael (KKL) o Fondo Nazionale Ebraico, una gigantesca impresa multinazionale il cui capitale immobiliare è costituito da 372 villaggi palestinesi i cui abitanti sono stati espulsi con la forza, e con Cesare Anticoli che dirige invece la sezione italiana di Keren Hayesod o United Jewish Appeal, che Wikipedia definisce "la centrale finanziaria del movimento sionista mondiale".
Qui, sempre nella stessa occasione, è invece con Fabrizio Cicchitto, altro piduista oggi tra gli esponenti più in vista del governo Berlusconi.

Conclusioni

I politici livornesi che abbiamo citato si sono dunque sentiti in dovere, in piena campagna elettorale quando gli impegni sono numerosi e pressanti, di andare ad omaggiare questo personaggio in un’iniziativa che non era stata pubblicizzata e che quindi si deve ritenere riservata agli addetti ai lavori se non agli intimi. Sorgono spontanee alcune domande: perché? Quali reti di relazioni ha intessuto Valori a Livorno? Quali influenze esercitano sul territorio locale le lobby massoniche e sioniste? Non c’è stato nessun imbarazzo a legittimare un personaggio che propone soluzioni tanto aberranti per il Medio Oriente? Qual è il ruolo dell’Associazione ebraica Bené Berith, organizzatrice dell’evento? Chissà se qualcuno risponderà. Vorrei concludere con la dichiarazione di un sopravvissuto alla repressione dei militari argentini degli anni ’70, amici dei piduisti e in taluni casi piduisti essi stessi, per dimostrare che la madre di Valori potrà anche aver salvato 120 ebrei ma il figlio forse ne ha sulla coscienza molti di più: “Gli ebrei volevano cancellarli. L’interrogatorio ai nemici era un lavoro, quello agli ebrei un piacere o una maledizione. La tortura di un prigioniero ebreo riservava sempre un momento di divertimento per i reparti di sicurezza argentini (…). Un prigioniero politico poteva essere odiato perché stava dall’altra parte, ma si poteva anche provare a convincerlo, rigirarlo, fargli comprendere che stava sbagliando, fargli cambiare idea, farlo lavorare per sé. Ma come si può cambiare un ebreo? È l’odio eterno, interminabile, perfetto, inevitabile”. Gli ebrei soffrirono in misura particolare e furono sottoposti ad apposite e sadiche torture sotto la dittatura. Sebbene la percentuale di ebrei rispetto alla popolazione argentina non raggiunga l'1%, più del 10% dei desaparecidos (secondo alcuni addirittura il 13%) erano ebrei. L’ammiraglio Massera, piduista, dichiarava che la crisi dell'umanità era da imputare a Sigmund Freud,Albert Einstein e Karl Marx(non a caso tutti e tre ebrei), i quali, con le loro opere, minavano l'integrità e la dignità della civiltà occidentale e cristiana.

2 commenti:

Francesco ha detto...

Quando uno apre una porta si scopre spesso che ha spalancato un portone, e scopre pure che su quella piazza in tanti avevano spalancato un portone. Il problema era che chi stava dietro alle porte non si consultava con gli altri.
Una volta si sarebbe definita mancanza di vigilanza rivoluzionaria.
Parto dalla mia esperienza, quella dei compagni campani che uscirono dal PRC per liberarsi della cravatta che ci tenevano stretta al collo da un lembo il bertinotti tramite i suoi boys, e dall’altro il vice-re bassolino e la sua corte.
Qualche compagno, col senno del poi, dirà: dalla padella nella brace. Comunque entrammo nel 1994 nel PdCI, con l’impegno a portare avanti un’ opposizione seria a bassolino.
Ed ecco, invece, che la prima cosa che si organizza, con tanti di noi un po’ perplessi, ma convinti dall’ipotesi che il ‘progetto’ fosse quello di reinvertire il processo devastante delle privatizzazioni in salsa napoletana, è un incontro con un tale elia valori (siamo ben oltre i due anni non ancora confessati dal diliberto) su una proposta definita IRI-CAMPANIA. Auspice dell’incontro un ex-sindacalista, attuale segretario regionale di stretta osservanza diliberto, che vantava un frequentazione con lui, quando quegli comandava in IRI e conduceva, sotto l’attento “controllo” del sindacato, lo spezzatino e le privatizzazioni del gruppo agro-alimentare SME. Bene, con tutta la considerazione che uno può avere dell’ex(di tutto), è difficile attribuire al sindacalista una consuetudine così stretta con i piani alti della massoneria. Per altro l’idea non fu applicata, perchè il buon bassolino, che forse di logge poteva intendersene, e quindi poteva lavorare senza entrature, dovette subire l’opposizione spietata di noi altri compagni, quelli senza grembiulino, contro i termovalorizzatori, contro la legge sanatatoria definita urbanista (peggio delle berlusconi), contro la privatizzazione di acqua, sanità e trasporti.
Insomma, noi conducevamo le lotte ed altri tentavano di venderle a bassolino. Comunque, tempo tre anni, e l’idea decolla in Lazio, si chiama Sviluppo LAZIO, ha gli stessi padrini, diliberto e valori, e lì trova un pdci normalizzato e gli assessori in quota tutti “ben disposti”. A fare che, a ricostruire un pezzettino di partecipazioni statali? No cari, a regalare ai privati quote consistenti di soldi nostri ai privati, rampanti ed aggressivi, organizzati dall’ottimo valori, uno dei pochissimi che i palazzi grandi, dal san pietro al palazzo giustiniani, alle ambasciate, a quelli “segreti”, li frequenta tutti.
Ora sicuramente qualche compagno, taluno furbastro, talaltro in legittima ingenuità, chiederà come mai ce ne siamo accorti solo ora. E qui ritorna la metafora dei portoni.
E ritorna l’esigenza di un’analisi concreta della realtà concreta, a partire da quella del nemico di classe.
Con il vizio del buonismo, dell’affabulazione, della pretesa di considerare la mafia, i servizi, le logge come deviazioni e non come pure espressioni, ben interne, del potere del capitale, abbiamo cessato di essere vigili, abbiamo creduto ad un sacco di frottole e non ci siamo accorti che, come canta i grande Lolli, il “nemico è nelle nostre stesse scarpe”. Compagni, liberiamoci delle scarpe e del loro lercio contenuto, e impariamo a marciare a piedi nudi.
Francesco Specchio 6luglio2009

Lillo ha detto...

Grazie Francesco per aver proposto la tua esperienza personale che avvalora maggiormente l'idea di tornare al senso di umiltà e di fare politica senza essere attratti dalle sirene del potere.L'importanza della minoranza politica impostata come una forza costruttiva e capace di far aprire gli occhi alle persone,a noi per primi,è di vitale importanza soprattutto in questo periodo dove il regime reprime sempre di più la libera informazione.Come del resto dovrebbe accadere in uno Stato considerato democratico la conoscenza e la verità sono dei cardini e degi obblighi verso i cittadini,ma spesso e volentieri il diritto ad un'informazione non manipolata dal governo qui da noi diventa sempre più un'utopia.